Festa della Donna all' 8 marzo 2026

Data di pubblicazione:

02/03/2026

© Gemeinde Brixen - Creative Commons Attribution 4.0 International (CC BY 4.0)

Descrizione e scopo

Dal 6 al 23 marzo 2026 il Comune di Bressanone, insieme alla Commissione per le pari opportunità, presenta una mostra speciale sotto i Portici di Bressanone.

Dettagli

L’esposizione propone 13 ritratti di donne che hanno segnato la storia, protagoniste di cambiamenti importanti e simbolo di impegno, coraggio e parità di diritti.

Un’occasione per fermarsi, conoscere le loro storie e lasciarsi ispirare.

Waltraud Gebert-Deeg (1928–1988)

Waltraud Gebert-Deeg è stata una pioniera della politica altoatesina nelle file della SVP. Nel 1964 fu la prima donna in assoluto a essere eletta nel Consiglio della Provincia autonoma di Bolzano e nel Consiglio regionale del Trentino-Alto Adige. Dal 1974 al 1983, in qualità di assessora provinciale, guidò l'assessorato alla sanità e alle politiche sociali, contribuendo in modo decisivo alla costruzione del moderno sistema di welfare della provincia. Fu inoltre vicepresidente del Consiglio provinciale e si impegnò per tutta la vita per i diritti delle donne, spianando la strada alle successive generazioni di politiche nella regione.

Oltre al suo lavoro parlamentare, viene spesso ricordata come "Landesmutter" (madre della terra), per il suo instancabile impegno a favore di una società più giusta e dei più deboli. È considerata l'architetta del modello sociale altoatesino, che ancora oggi è visto come un esempio virtuoso. In un'epoca dominata quasi esclusivamente dagli uomini, seppe affermarsi grazie a competenza professionale e calore umano. Contribuì in modo significativo alla fondazione del Villaggio del Fanciullo e fu attiva in numerose associazioni sociali. Fino alla sua prematura scomparsa nel 1988, è rimasta una figura centrale di riferimento per la partecipazione politica delle donne in Alto Adige.

Samantha Cristoforetti (nata nel 1977 a Milano e cresciuta in Trentino) è una delle figure più rilevanti dell'astronautica internazionale e un modello di riferimento per le donne nelle materie scientifiche e tecnologiche.

Dopo la laurea in Ingegneria Meccanica presso l'Università Tecnica di Monaco e la formazione come pilota di caccia nell'Aeronautica Militare Italiana — dove ha raggiunto il grado di capitano — è stata selezionata come astronauta dall'Agenzia Spaziale Europea (ESA) nel 2009.

La sua carriera è segnata da traguardi storici: durante la sua prima missione, "Futura" (2014-2015), ha trascorso 199 giorni nello spazio, stabilendo all'epoca il record per il volo spaziale consecutivo più lungo per una donna. Nel 2022 è tornata sulla Stazione Spaziale Internazionale (ISS) con la missione "Minerva", scrivendo nuovamente la storia come prima donna europea comandante della ISS e portando a termine la sua prima attività extraveicolare (passeggiata spaziale).

Oltre ai successi tecnici, l'astronauta poliglotta (parla correntemente italiano, tedesco, inglese, francese e russo) è una dedita divulgatrice scientifica, capace di rendere accessibili temi complessi a un pubblico di milioni di persone attraverso i social media. Per i suoi meriti, è stata insignita del titolo di Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana.

Sophie Scholl fu membro del gruppo di resistenza studentesca “Rosa Bianca” nella Germania nazista. Insieme al fratello Hans e ad altri studenti distribuì volantini che invitavano alla resistenza pacifica contro il regime. Arrestata nel 1943, fu condannata a morte e giustiziata. Il suo comportamento coraggioso durante il processo la rese una figura simbolica dell’opposizione al nazionalsocialismo. Ancora oggi rappresenta il valore della coscienza, del coraggio civile e della responsabilità personale.

Mahsa AminiSaqqez, 21 settembre 1999 – Teheran, 16 settembre 2022

Mahsa Amini si era recata in vacanza a Teheran con la sua famiglia, dove venne arrestata il 13 settembre 2022 all'ingresso dell'autostrada Haqqani dalle "Pattuglie dell'Orientamento., la polizia per la morale iraniana, mentre era in compagnia di suo fratello Kiaresh. Durante il trasporto alla stazione della polizia fu detto loro che la giovane sarebbe stata condotta in un centro di detenzione per essere sottoposta a un "breve corso sul  “hijab" e rilasciata entro un'ora.

Dopo due giorni di coma all'ospedale Kasra di Tehran, la ragazza è deceduta in seguito alle ferite riportate. Il giorno del decesso, la clinica dove era stata ricoverata Amini diffuse un post sulla sua pagina Instagram dove si affermava che la giovane era già cerebralmente morta quando era stata ricoverata. In seguito, però il post di Instagram è stato cancellato. Il fratello Kiaresh, durante il ricovero, aveva notato dei lividi sulla testa e le gambe della sorella. Un certo numero di medici ha ritenuto che Mahsa avesse subito una lesione cerebrale, tra cui sanguinamento dalle orecchie e lividi sotto gli occhi, con fratture ossee, emorragia ed edema cerebrale.

La morte di Amini ha provocato una serie di proteste. Alcune manifestanti donne si sono provocatoriamente tolte l'hijab o si sono tagliate pubblicamente i capelli come atti di protesta. Iran Human Rights ha riferito che fino a dicembre 2022 almeno 476 persone erano state uccise dalle forze di sicurezza perché attaccavano i manifestanti in tutto il paese.

 La morte brutale di Mahsa Jina, non ha cambiato il regime in Iran, ma ha cambiato gli iraniani. Oggi per le strade del paese, vedere donne che non rispettano il velo imposta dal regime è diventato normale. Il regime autoritario della Repubblica Islamica, malgrado la forte repressione, non riesce più ad imporsi come prima.

Ada Giacomin Scaggiante (1922–2012) è stata una figura pionieristica per la politica e la cultura di Bressanone, segnando la storia locale come la prima donna a essere eletta nel Consiglio Comunale della città. La sua elezione non rappresentò solo un traguardo personale, ma un momento di rottura storica in un contesto amministrativo fino ad allora esclusivamente maschile, aprendo la strada alla partecipazione femminile nelle istituzioni brissinesi.

Il suo contributo alla città si è sviluppato lungo tre direttrici principali:

  • Impegno Istituzionale e Civile: Durante il suo mandato consiliare, si è distinta per un approccio pragmatico e attento ai bisogni della cittadinanza, portando per la prima volta lo sguardo e la sensibilità femminile all'interno dei processi decisionali del Comune.
  • Ricerca Storica e Cultura: Appassionata studiosa delle tradizioni locali, Ada Giacomin Scaggiante è stata autrice di numerose ricerche e pubblicazioni dedicate alla storia di Bressanone e del territorio circostante. I suoi scritti hanno contribuito a preservare la memoria storica della città, rendendola accessibile alle nuove generazioni.
  • Attività Sociale: È stata una presenza costante nel tessuto sociale cittadino, impegnandosi attivamente in iniziative di solidarietà e di supporto alla comunità, qualità che le è stata ampiamente riconosciuta fino alla sua scomparsa all'età di 89 anni.

Per il suo valore di "apripista", negli ultimi anni il suo nome è stato proposto per l'intitolazione di una via o di una piazza, con l'obiettivo di rendere la toponomastica cittadina più inclusiva e riconoscente verso le donne che hanno costruito la storia della città.

Angela Nicoletti è considerata una delle più note maestre delle scuole clandestine (“Katakombenschulen”) in Sudtirolo. Durante la politica di italianizzazione imposta dallo Stato insegnò segretamente la lingua e la cultura tedesca, opponendosi al divieto dell’insegnamento nella lingua madre. In condizioni difficili e rischiose contribuì a preservare l’identità culturale di molti bambini sudtirolesi. Il suo impegno fu caratterizzato da coraggio e forte senso di responsabilità. È simbolo di una resistenza civile fondata sull’educazione.

Elisabetta Boscheri * 19 novembre 1913 (Laghetti di Egna); + 8 aprile 2006, Merano Suora dell'ordine delle Dame Inglesi, Streetworkerin a Bressanone. Nel 1930, all'età di 17 anni, Elisabetta Boscheri decise di seguire la sua vocazione e di entrare in convento. A Bressanone divenne suora della Congregatio Jesu, comunemente chiamata Suore Inglesi, e si fece un nome come assistente sociale nei rapporti col prossimo. In riconoscimento del suo impegno, nel 1996 a suor Elisabetta fu conferito l'anello d'onore della città di Bressanone.

Nelle fonti dell'archivio del convento, l'impegno sociale di suor Elisabetta è documentato per la prima volta con l'acquisizione dell'Istituto Regina Elena a Milland, vicino a Bressanone, nel 1949. La suora era una delle sei suore che gestivano l'istituto scolastico pubblico. Nella casa di Milland, suor Elisabetta era responsabile dell'educazione delle ragazze delle scuole superiori. Inoltre, insegnava ricamo a macchina e tessitura a mano. Quando la casa passò alla Provincia nel 1978, le suore tornarono nella loro casa religiosa a Bressanone. Qui suor Elisabetta assunse principalmente il servizio di portineria, diventando così un punto di riferimento per le persone in cerca di aiuto. Svolse questo compito con grande impegno e non rimase confinata nel convento, ma si occupò anche al di fuori delle mura conventuali di coloro che erano emarginati dalla società: persone senza fissa dimora, con problemi di droga o migranti trovarono in suor Elisabetta una persona di riferimento e un sostegno.

Franca Viola nasce da una modesta famiglia di mezzadri, all’età di quindici anni, con il consenso dei genitori, Franca si fidanza con Filippo Melodia, nipote di un noto mafioso locale e membro di una famiglia benestante.

Dato che Filippo viene accusato di furto e appartenenza a banda mafiosa, il padre di Franca decide di rompere il fidanzamento.

In seguito, Filippo emigra per un breve periodo in Germania, al suo ritorno rivolge al padre di Franca minacce, al quale viene bruciata la casetta di campagna e distrutto il vigneto ma lui non cede.

Il 26 dicembre 1965 il Melodia, con la sua banda di amici, si ripresenta a casa di Viola e si porta via Franca. Franca viene tenuta prigioniera prima in un caseggiato isolato e poi in casa della sorella del Melodia, ad Alcamo, dove viene stuprata da Filippo Melodia.

Il 6 gennaio 1966 la polizia rintraccia il rifugio e riesce in maniera rocambolesca a liberare Franca.

Il Melodia viene arrestato con i suoi complici, ma conta evidentemente sul matrimonio “riparatore” che, come prevedeva la legge italiana, scagionava il rapitore che sposava la propria vittima.

Franca però rifiuta di sposarsi dando quindi avvio al processo, che si svolge nel dicembre del 1966, Il processo si conclude con la condanna ad 11 anni per il Melodia ed i suoi complici.

Tutto questo, grazie al coraggio di Franca, portò all'abrogazione dell’articolo del codice penale sul matrimonio riparatore (art. 544 C.P.) nel 1981 (Legge n. 442) e alla definizione dello stupro come reato contro la persona (non più contro la morale) nel 1996 (Legge n. 66).  

Katharina Lanz, conosciuta come “la Kathl di Spinges”, divenne celebre durante le insurrezioni tirolesi del 1797. Nella battaglia di Spinges avrebbe assistito i feriti e partecipato attivamente alla difesa contro le truppe napoleoniche. Il suo nome è legato al coraggio della popolazione tirolese nella lotta per la libertà. Tra storia e tradizione popolare, la sua figura è diventata simbolo di forza e determinazione femminile. Ancora oggi viene ricordata come eroina del Tirolo.

Margherita Hack (1922–2013), nota come la "Signora delle stelle", è stata una delle menti più brillanti della scienza italiana e la prima donna a dirigere un osservatorio astronomico in Italia. Nata a Firenze, si distinse fin da giovane non solo negli studi ma anche nell'atletica leggera, vincendo campionati universitari nel salto in alto e nel salto in lungo. Dopo la laurea in fisica nel 1945, la sua carriera accademica decollò, portandola a diventare professoressa ordinaria di astronomia all'Università di Trieste. 

Il suo contributo scientifico è stato immenso: dal 1964 al 1987 ha guidato l'Osservatorio Astronomico di Trieste, trasformandolo in un centro di eccellenza internazionale. La sua attività di ricerca si è concentrata principalmente sulla spettroscopia stellare e sullo studio delle variabili cefeidi. Oltre al rigore accademico, la Hack è diventata una figura iconica per la sua straordinaria capacità di divulgazione scientifica, rendendo l'astrofisica comprensibile a tutti attraverso numerosi libri e apparizioni televisive. 

Parallelamente alla scienza, è stata una voce influente nella vita civile e politica, distinguendosi per le sue posizioni laiche, il suo impegno per i diritti civili e la sua scelta vegetariana. Per i suoi meriti eccezionali, ha ricevuto la massima onorificenza nazionale, il titolo di Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana. La sua eredità continua a ispirare generazioni di giovani scienziati attraverso la Fondazione Margherita Hack.

Emmeline Pankhurst (1858–1928)

La britannica Emmeline Pankhurst fu la leader più radicale del movimento per i diritti delle donne nel Regno Unito. Nel 1903 fondò la "Women’s Social and Political Union" (WSPU), le cui aderenti divennero note come suffragette. All'insegna del motto "Fatti, non parole", organizzò proteste, scioperi della fame e atti di disobbedienza civile per ottenere il suffragio femminile. Pankhurst fu incarcerata più volte ed è oggi considerata un'icona del femminismo. La sua lotta instancabile portò infine le donne del Regno Unito a ottenere, nel 1928, gli stessi diritti di voto degli uomini. I suoi metodi furono controversi; non esitò a ricorrere a danni alle proprietà e incendi dolosi per attirare l'attenzione dell'opinione pubblica. Durante la prigionia, utilizzò lo sciopero della fame come strumento di pressione politica, portando il governo a emanare il famigerato "Cat and Mouse Act". Durante la Prima Guerra Mondiale sospese le attività militanti per mobilitare le donne nel lavoro a sostegno dell'economia bellica. Nonostante le divergenze politiche che portarono alla rottura con le sue stesse figlie, rimase fedele alla sua missione. Poco prima di morire, fu candidata per il Partito Conservatore, a testimonianza della sua trasformazione in una figura politica rispettata a livello istituzionale.

Artemisia Gentileschi (1593–1654 circa) è stata la più importante pittrice del periodo barocco e una pioniera rivoluzionaria, capace di affermarsi in un mondo dell'arte dominato quasi esclusivamente dagli uomini. Figlia del pittore Orazio Gentileschi, apprese il mestiere nella bottega del padre a Roma, venendo profondamente influenzata dallo stile drammatico di Caravaggio. La sua giovinezza fu segnata da un evento traumatico: nel 1611 fu violentata dal suo maestro Agostino Tassi. Il successivo processo pubblico, durante il quale dovette testimoniare sotto tortura per dimostrare la propria credibilità, è considerato ancora oggi una testimonianza della sua straordinaria forza di volontà.

Dopo questa svolta, si trasferì a Firenze, dove divenne la prima donna in assoluto a essere ammessa alla prestigiosa Accademia delle Arti del Disegno. In Toscana godette del favore dei Medici e sviluppò il suo stile inconfondibile, caratterizzato da una maestria nel gestire luci e ombre, il cosiddetto tenebrismo. La sua carriera internazionale la portò a Venezia e Londra, per poi stabilirsi definitivamente a Napoli, dove diresse una bottega di grande successo.

La sua eredità artistica si concentra spesso sulla rappresentazione di eroine bibliche forti, capaci di ribellarsi alla violenza maschile. La sua opera più celebre, „Giuditta che decapita Oloferne“, conservata alle Gallerie degli Uffizi di Firenze, viene spesso interpretata come una potente elaborazione artistica della sua biografia. Oggi Artemisia Gentileschi è celebrata in tutto il mondo non solo come un'artista geniale, ma anche come un'icona dell'emancipazione femminile.

Erika Lechner (nata nel 1947)

Erika Lechner è una ex slittinista altoatesina che ha scritto la storia dello sport. Ai Giochi Olimpici Invernali di Grenoble 1968 vinse la medaglia d'oro nel singolo, diventando la prima donna italiana a conquistare un oro ai Giochi invernali. Oltre al successo olimpico, nel 1971 si laureò campionessa europea e vinse, nello stesso anno, la medaglia d'argento ai Campionati mondiali. Originaria di Maranza, è considerata una pioniera dello slittino in Alto Adige e, dopo la carriera agonistica, è rimasta profondamente legata allo sport e alla sua terra. La sua storica vittoria olimpica fu tuttavia accompagnata da polemiche: passò dal terzo al primo posto dopo che le tre slittiniste della Germania Est, che la precedevano, furono squalificate per l'uso di pattini riscaldati illegalmente. Ciononostante, dimostrò il suo valore con numerosi altri successi internazionali. Tra il 1964 e il 1971 vinse più volte il titolo di campionessa italiana, dominando le competizioni nazionali. Dopo il ritiro dall'attività agonistica nel 1972, si è dedicata alla famiglia e al settore turistico nel suo paese natale, Maranza. Ancora oggi è considerata un grande modello per generazioni di atlete altoatesine.

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